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Non editarmi, ti prego!

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  Mi capita spesso di collaborare con autori reduci da esperienze negative di editing, a volte disastrose, al punto da sviluppare una diffidenza tale che pensano di non averne più bisogno. Questo è un errore, ma comprensibile. Quando scriviamo, tutti, nessuno escluso, anch’io, è bene essere letti da qualcuno che ci dica cosa non va, perché a furia di leggere e rileggere, modificare, riscrivere, correggere, provochiamo piccoli dissesti nel testo che la nostra mente poi non percepirà perché sa di essersi già occupata delle criticità. Chi leggerà quel testo per la prima volta ha invece più probabilità di notarli ed è bene che renda l’autore consapevole della loro esistenza. Ciò che invece non comprendo è lo scetticismo tout court nei confronti della revisione professionale. Si tratta forse di una forma di gelosia del proprio lavoro? O è paura del giudizio esterno? A prescindere dall’editing che ai fini della pubblicazione rientra nella prassi di ogni casa editrice che si rispetti, d...

Un antidoto alla superbia

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  Rispetto ai social, che ci stanno abituando ad apprezzare contenuti sempre più veloci ed effimeri, e forse anche ad accettare precarietà e instabilità come nuova normalità, la scelta di comunicare attraverso un blog può sembrare superata. A me invece piace proprio questo suo aspetto, è tutto sotto controllo e consultabile in ogni momento. Tra l’altro, a essere sinceri, non è poi così facile tenerlo aggiornato. Da un lato ho sempre qualcosa da dire, perché, senza rendersene conto, i “detrautori” con la loro attività sui social forniscono quotidianamente materiale utile per le mie riflessioni. Evito con cura di partecipare alle loro discussioni, perché mi infastidiscono i toni. L’arroganza, la presunzione, la prevaricazione – d’altronde i superbi hanno un posto nel Purgatorio – mi tengono a distanza dai social. Il confronto d’idee è un modo rapido ed efficace per apprendere qualcosa di nuovo purché sia gestito con rispetto. La maggior parte delle persone invece usa i social non p...

La giusta distanza

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  Dopo qualche anno, finalmente mi sono presa qualche giorno di vacanza. Non è solo il fatto di soggiornare in un posto diverso. È riuscire a, come si dice, staccare la spina. L’editing è un lavoro molto impegnativo, ma chi non sa in cosa consiste potrebbe avere un’opinione diversa. Si legge un testo, è vero, ma è più questione di saperlo leggere e di farlo più volte con un focus ogni volta diverso. Le letture personali hanno ottime chance di divertire perché sono letture scelte. Di solito accolgo i suggerimenti di persone che conosco, solo in casi eccezionali ricorro alla lettura di un estratto per decidere. A volte mi basta conoscere la collana della casa editrice o l’autore, oppure essere incuriosita dal titolo o dalla prima di copertina. Nella quarta comunque trovo sempre elementi sufficienti per capire se il libro è nelle mie corde. In quel caso leggere sarà con tutta probabilità uno svago, un’attività ricreativa. Sapendo di potermi concedere il semplice piacere dell’intratt...

L'importanza della documentazione

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  Durante il primo colloquio telefonico per un incarico di editing, l’autore ha fatto spesso riferimento alla  Leggenda del pianista sull’oceano,  il bellissimo film di Giuseppe Tornatore (1998), e al monologo  Novecento,  scritto da Alessandro Baricco per il teatro, di cui è l’adattamento cinematografico. Con la lettura preliminare del romanzo, mi sono resa conto  subito   di come la struttura della narrazione cinematografica, un racconto nel racconto che procede per flashback, ma ancora di più, credo, l’oscillazione continua tra verità e invenzione, abbia impressionato l’autore al punto tale da convincerlo a utilizzare lo stesso espediente nel romanzo per dipanare il suo racconto nel racconto. Ammetto che, durante quel colloquio telefonico, a mano a mano che l’autore mi spiegava come aveva concepito la sua storia, avvertivo la lacuna di non aver ancora letto il monologo teatrale di Baricco, quindi la storia del pianista nella sua versione originale....

L’altra metà editoriale

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  Sulla figura professionale dell’editor ormai si è già detto parecchio, perciò parto dal presupposto che tutti abbiano compreso il valore del suo apporto per migliorare un testo scritto dal punto di vista strutturale e stilistico. Ma non si tratta solo di individuare punti di forza e di debolezza: nel Pulp fiction di ogni autore l’editor è il signor Wolf.  La voce dell’editor non si deve percepire in un testo, perché non si sostituisce e non si aggiunge a quella autoriale, né la altera. Il suo obiettivo è essere invisibile. Questo è possibile solo segnalando le criticità e dando indicazioni adeguate per correggerle. L’editor potrà intervenire direttamente sul testo solo a livello di formattazione per renderlo più pulito e leggibile possibile, prima d’iniziare il lavoro di editing, o al massimo per correggere i refusi o gli errori oggettivi individuati fin dal primo passaggio. Le sue note a margine hanno lo scopo di evidenziare, spiegare, suggerire qualcosa per generare rif...

Trent'anni

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  Quando posso partecipo agli eventi letterari. Ma finora non mi era mai capitata una situazione di questo tipo. Venerdì scorso alla Libreria Zabarella una cristallina Claudia Lanteri è andata a ruota libera sul suo romanzo d’esordio, contagiando tutti con la sua commozione. È stato quasi un battesimo – il romanzo è uscito il 16 aprile – con due madrine d’eccezione, Emanuela Canepa e Claudia Grendene, docenti della Bottega di narrazione (la scuola di scrittura diretta da Giulio Mozzi e Giorgia Tribuiani) che ha curato il progetto. L’isola e il tempo è definito «un giallo letterario fuori da ogni canone», tanto che a buon diritto è entrato nella collana Unici di Einaudi per gli esordienti, diretta da Dalia Oggero, editor del testo, presente a elogiare il talento di Lanteri. Ebbene, la mia riflessione parte proprio da un’affermazione di Oggero. L’ho letta, poi, anche nel suo profilo social, ma la voce non mente. L’emozione era tangibile quando ha rimarcato la potenza della storia ...