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Non editarmi, ti prego!

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  Mi capita spesso di collaborare con autori reduci da esperienze negative di editing, a volte disastrose, al punto da sviluppare una diffidenza tale che pensano di non averne più bisogno. Questo è un errore, ma comprensibile. Quando scriviamo, tutti, nessuno escluso, anch’io, è bene essere letti da qualcuno che ci dica cosa non va, perché a furia di leggere e rileggere, modificare, riscrivere, correggere, provochiamo piccoli dissesti nel testo che la nostra mente poi non percepirà perché sa di essersi già occupata delle criticità. Chi leggerà quel testo per la prima volta ha invece più probabilità di notarli ed è bene che renda l’autore consapevole della loro esistenza. Ciò che invece non comprendo è lo scetticismo tout court nei confronti della revisione professionale. Si tratta forse di una forma di gelosia del proprio lavoro? O è paura del giudizio esterno? A prescindere dall’editing che ai fini della pubblicazione rientra nella prassi di ogni casa editrice che si rispetti, d...

Prime cure del manoscritto

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  Di questi tempi in rete si trovano moltissimi consigli utili su come inviare un manoscritto a una casa editrice, ma spesso trascurano un aspetto fondamentale: sarebbe utile sottoporre il testo a una revisione accurata prima di inviarlo alla casa editrice. A causa del legame emotivo che ha con la sua opera, per quanto interessante e ben scritta, l’autore di solito non si accorge della mancanza di organicità, delle criticità, anche se diffuse, né delle incongruenze. Dagli scrittori che si misurano per la prima volta con l’idea della pubblicazione nella maggior parte dei casi ricevo testi trascurati e soprattutto non formattati. Ho la sensazione che questo rappresenti un problema comune e, invece di rifiutare manoscritti in simili condizioni, forse è il caso di provare a fare qualcosa di concreto per aiutare gli autori che ancora non danno la giusta importanza anche all’aspetto delle proprie idee sulla carta. In verità, non so trovare una sola ragione plausibile per giustificare...

Consapevolissimevolmente

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Dopo una pausa piuttosto lunga, approfitto di questo momento di calma tra un passaggio di editing e l’altro per riprendere le attività su blog e social. Non ho postato gli auguri di buone feste, con il canonico bilancio di fine d’anno e i propositi per il nuovo, perché i miei ritmi – per fortuna – sono diversi. Per quanto mi riguarda, io sarei già contenta se quest’anno fosse come il 2024, ma l’augurio che sia migliore lo faccio a tutti. A proposito di miglioramento, come ripeto spesso, ce n’è sempre margine nella scrittura, ma ottenerlo non è così scontato.  Il mestiere dell’editor è basato principalmente sul rapporto che s’instaura con l’autore e l’esito positivo della collaborazione, il risultato professionale, secondo me dipende dall’onestà di quel rapporto. Se c’è affinità nasce in modo spontaneo e l’omogeneità della visione non può che consolidarlo. Ciò che però ne determina il futuro è il grado di consapevolezza.  Quando un autore conscio dei limiti della propria scritt...

Leggere per scrivere

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  A cercare di capire perché la gente scrive si entra in un dedalo di congetture. Sento parlare spesso, anzi, soprattutto della funzione terapeutica della scrittura, ma con un po’ di buonsenso penso che dovrebbe essere l’analista a prescriverla come terapia. Suppongo si tratti di una forma di espressione più attinente all’introspezione per comprendere i propri pensieri, eventi ed emozioni, che all’immaginazione di storie, di cui normalmente mi occupo. La letteratura invece è invenzione e come tale va considerata. Nel lavoro d’invenzione si usa soprattutto l’immaginazione, ovvero la capacità di produrre un’immagine comprensibile, ma anche la fantasia, la facoltà di passare da una cosa all’altra per somiglianze, vicinanze ecc. attraverso la contiguità e la contingenza in un modo del tutto indipendente dalla volontà di chi inventa. Ho notato che questi due termini vengono spesso considerati perfetti sinonimi, quando in realtà sono due concetti completamente diversi. Io stessa non avev...

Un antidoto alla superbia

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  Rispetto ai social, che ci stanno abituando ad apprezzare contenuti sempre più veloci ed effimeri, e forse anche ad accettare precarietà e instabilità come nuova normalità, la scelta di comunicare attraverso un blog può sembrare superata. A me invece piace proprio questo suo aspetto, è tutto sotto controllo e consultabile in ogni momento. Tra l’altro, a essere sinceri, non è poi così facile tenerlo aggiornato. Da un lato ho sempre qualcosa da dire, perché, senza rendersene conto, i “detrautori” con la loro attività sui social forniscono quotidianamente materiale utile per le mie riflessioni. Evito con cura di partecipare alle loro discussioni, perché mi infastidiscono i toni. L’arroganza, la presunzione, la prevaricazione – d’altronde i superbi hanno un posto nel Purgatorio – mi tengono a distanza dai social. Il confronto d’idee è un modo rapido ed efficace per apprendere qualcosa di nuovo purché sia gestito con rispetto. La maggior parte delle persone invece usa i social non p...