Non è un gioco
Ho l’impressione che dovrò raccogliere ancora tante testimonianze per capire perché molti scrittori sono contrari all’editing, ma da casi come questo mi rendo conto che è impossibile non schierarsi dalla loro parte. Paolo Proietti Mancini mi racconta di aver richiesto il supporto di un professionista per il suo primo romanzo autobiografico, pronto ad affrontare anche la sua prima esperienza di editing. Si è rivolto a un’agenzia letteraria su consiglio del fratello, che nel percorso di affermazione autoriale è un po’ più avanti di lui, una decisione ragionevole. I contatti con l’agenzia sono stati gestiti soprattutto via e-mail, una scelta normale, ma fin dall’inizio qualcosa non ha funzionato. L’obiettivo della pubblicazione è emerso subito e con chiarezza, ma quando Paolo ha prospettato anche l’autopubblicazione tra le possibilità contemplate, la reazione dell’editor è stata inaspettata, e ancora più incomprensibile l’atteggiamento un po’ piccato. È stato comunque concorda...