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L’altra metà editoriale

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  Sulla figura professionale dell’editor ormai si è già detto parecchio, perciò parto dal presupposto che tutti abbiano compreso il valore del suo apporto per migliorare un testo scritto dal punto di vista strutturale e stilistico. Ma non si tratta solo di individuare punti di forza e di debolezza: nel Pulp fiction di ogni autore l’editor è il signor Wolf.  La voce dell’editor non si deve percepire in un testo, perché non si sostituisce e non si aggiunge a quella autoriale, né la altera. Il suo obiettivo è essere invisibile. Questo è possibile solo segnalando le criticità e dando indicazioni adeguate per correggerle. L’editor potrà intervenire direttamente sul testo solo a livello di formattazione per renderlo più pulito e leggibile possibile, prima d’iniziare il lavoro di editing, o al massimo per correggere i refusi o gli errori oggettivi individuati fin dal primo passaggio. Le sue note a margine hanno lo scopo di evidenziare, spiegare, suggerire qualcosa per generare rif...

I buoni lettori

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A nessuno piace leggere porcherie. Noi lettori forti, che acquistiamo libri spesso in modo compulsivo, cerchiamo autori bravi. Viste le cifre che spendiamo, avremo pure il diritto di leggere buona scrittura, o no? Sì, certo, è una provocazione. Ho la sensazione che attualmente ci sia una quantità enorme di libri in circolazione. Il ritmo di pubblicazione mi sembra superiore a quello di lettura che in media la gente riesce a mantenere. La maggior parte di questi libri con buona probabilità verrà dimenticata presto. Vedo usare il termine “letteratura” con molta disinvoltura sui social, soprattutto nei gruppi di scrittura. Io sono molto più cauta, per me si tratta di opera scritta che possa sopravvivere al tempo e dimostri la stessa efficacia ogni volta che viene letta. Mi rendo conto però che la definizione comune è di respiro ben più ampio, come leggo ad esempio sul Treccani: «Oggi s’intende comunemente per letteratura l’insieme delle opere affidate alla scrittura, che si propongano...

Edizioni "pasticcino"

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  Leggo con interesse anche sui social i contenuti web delle case editrici che gli algoritmi mi propongono quotidianamente. Tuttavia, spesso mi sembra di essere la mia prof d’inglese del liceo, quando apostrofava il peggiore in classifica come “pressappochista”. Dal suo punto di vista lo era chi non solo si accontentava di raggiungere risultati approssimativi, ma aveva anche l’intento di gabbare l’insegnante. Ai poveretti che si applicavano ma, non avendo ordine né metodo, venivano sopraffatti dalla goffaggine, lei riservava l’epiteto affettuoso di “pasticcino”, dimostrando compassione per la debolezza del carattere ancora da formare. Noto con dispiacere che il pressappochismo, la triste caratteristica della comunicazione sempre più globale e immediata, ha invaso anche un settore professionale che fino a poco tempo fa dell’accuratezza era l’emblema. O almeno questa era l’idea con cui la mia generazione è cresciuta. In quanto a cura del prodotto, il libro, l’editoria è sempre stat...

Mal d'editing

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In generale si può parlare con serenità dei benefici dell’editing, dato che a volte fanno anche emergere talenti rari. I primi a farlo sono gli editor stessi per ovvi motivi. Io però non do mai nulla per scontato, e credo sia corretto far capire che non sono sempre tutte “rose e fiori”. Riccardo Baldinotti è l’autore di L’ambasciatore , una storia di terrestri che cercano di edificare un nuovo mondo cosmico con altri popoli simili in altri sistemi planetari simili. Nel racconto il viaggio astrale si fa percorso nella mente umana, affrontando temi come l’ambiente, il divario sociale, la guerra e il potere, su cui l’uomo può ancora migliorare rispetto al passato. Baldinotti, che fin d’ora ringrazio per la preziosa testimonianza, mi racconta di essersi rivolto a un service editoriale per la revisione del suo manoscritto, che è stato pubblicato da V. H. London lo scorso fine ottobre. Fino alle osservazioni su criticità di forma, ritenute ineccepibili, la collaborazione è stata proficua: il...

La scrittura non è una scienza esatta

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Esprimersi è un atto soggettivo e la scrittura è solo uno dei mezzi possibili. La scrittura sarà diversa per ogni autore in base alle possibili combinazioni di due variabili principali: DNA e vissuto. Ma nel momento in cui la scrittura viene letta entra in gioco anche una terza variabile: l’interpretazione. Non è mai univoca perché a sua volta deriva dalle possibili combinazioni di DNA e vissuto per ogni lettore. L’editor, non lo dimentico mai, prima di tutto è un lettore. Di certo un lettore preparato, competente, in grado di stabilire collegamenti, accorgersi di inesattezze o incongruenze, di dare importanza a dettagli e il giusto peso a questioni. E come tale credo che dia la sua interpretazione a tutto ciò che legge. È chiaro che non mi riferisco qui alla scrittura in senso generico, che include anche il saggio o il manuale, in cui ben poco è da interpretare. Qualsiasi romanzo, inteso come prodotto di scrittura creativa, letto da persone diverse sarà interpretato in modo divers...